La Crisi Argentina e il Default Obbligazionario: Possibili Altri Casi nel Mondo?
dicembre 5, 2008 da Federico Pacilli
Categorie: America, Economia, Istituzioni, Obbligazioni
La crisi economica e finanziaria che ebbe inizio nel 1998 in Argentina e che trovò il suo punto di massimo nel 2001, portò nel paese una recessione economica senza precedenti. Forte di un debito pubblico di 128 miliardi di dollari accumulato soprattutto negli anni della dittatura militare dal 1976 al 1983 con l’acquisto di armamenti e dalle scelte del governo di accollarsi l’indebitamento privato, quando all’inizio del 1999 la moneta Brasiliana si svalutò di circa il 40% e nello stesso periodo in Asia si ebbe una grave crisi, ecco che l’Argentina subì un duro colpo a tutta la sua economia, basata essenzialmente sulle esportazioni delle materie prime (quali: grano, soia, carni e petrolio).
In seguito, con l’abbandono dell’ancoraggio della moneta nazionale (il peso) al dollaro, si ebbe un deprezzamento della moneta che portò ad altissimi tassi d’inflazione. L’Argentina era in default.
Non riusciva più a far fronte agli impegni presi con i numerosi creditori internazionali. Le obbligazioni dovettero essere così rinegoziate. La rinegoziazione avvenne sotto la presidenza di Néstor Kirchner. L’Argentina riuscì ad ottenere uno sconto di circa il 75% su molte obbligazioni e si adoperò per ripianare il debito con il Fondo Monetario Internazionale (FMI), inoltre rinegoziò tutti i contratti con i fornitori nazionali che aveva in essere.
L’opera di rinegoziazione delle obbligazioni suscitò amarezza e profonda indignazione nel panorama economico internazionale, dove i singoli risparmiatori dovettero accollarsi in questo modo, gran parte del debito del paese. L’offerta dell’Argentina prese forma in una OPS (offerta pubblica di sottoscrizione) che prevedeva l’emissione di tre nuovi titoli insieme ad un quarto indicizzato alla crescita del Pil, offerti ai possessori delle vecchie obbligazioni. Esattamente nell’ordine:
- Obbligazioni alla pari (Par Bond);
- Obbligazioni discount;
- Obbligazioni quasi alla pari;
- Titoli pil
Accettare tale OPS da parte dei risparmiatori volle significare riportare una perdita complessiva del 60-70% sul credito detenuto. Nonostante ciò furono in molti a preferire tale soluzione alle vie legali in quanto quest’ultima strada fu considerata molto lunga e dagli esiti quasi certamente nulli.
All’ ottobre del 2007 il presidente dell’ associazione Argentina che tutela gli investitori nei titoli di Buenos Aires ha ricordato che il governo del presidente uscente Nestor Kirchner e’ ancora ”gravemente inadempiente”. Speranze sono riposte nell’ennesima rinegoziazione che l’Argentina vorrebbe attuare questa volta a scapito di un organismo composto da 19 paesi creditori tra i quali risulta anche l’Italia (organismo denominato il “Club di Parigi”) ma per far ciò ha bisogno di un’autorizzazione del Fondo Monetario Internazionale.
Quest’ultimo del resto, è intenzionato a fare una missione in Sud America per tastare sul posto quelle che sono le reali condizioni attuali del paese, sul quale gravano ancora voci di forte spesa pubblica e crescente inflazione. Proprio su quest’ultimo dato, ci sono stati vari attacchi al presidente uscente Nestor Kirchner, accusato di aver manipolato gli indici che misurano l’inflazione del paese che in realtà sarebbe molto più elevata. Altro dato negativo di conseguenza arriva anche dal mercato dove i titoli obbligazionari con la crescente inflazione vedono gli interessi da pagare ai creditori aumentare parallelamente ad essa.
La crescente difficoltà di reperimento di nuovi finanziamenti del debito e il costante aumento della sfiducia verso la capacità dello Stato Argentino di far fronte ai suoi impegni con i creditori lasciano la questione ancora infuocata dove prospettare un orizzonte più sereno resta per il momento solo una chimera. La domanda che ci poniamo a questo punto è la seguente:
“E’ un caso isolato quello dell’Argentina oppure è possibile che le stesse condizioni possano verificarsi in altri Stati?“

































Visto l’enorme debito pubblico dell’Italia credo (spero di no) che forse i prossimi saremo proprio noi….
Lo psiconano come kirchner?
Manipola i dati ufficiali?
Non mi stupirei..