Il Processo di Valutazione dei Titoli: il Rating. Un Bene o Un Male?

Per spiegare con chiarezza in cosa consiste il Rating voglio prima definire ciò che è alla fonte di questo processo, ovvero le obbligazioni. Le obbligazioni sono quei titoli di debito emessi da società private o pubbliche (lo Stato) allo scopo di reperire i fondi di cui necessitano. Viste da un’altra angolazione le obbligazioni possiamo definirle come quei titoli di credito che conferiscono a chi le detiene (investitori), oltre alla restituzione totale del capitale prestato, anche degli interessi maggioritari.

Dette obbligazioni hanno incorporate implicitamente il rischio di insolvenza legato a chi le ha emesse, o meglio, c’è il rischio (più o meno alto) che le obbligazioni emesse non vengano rimborsate alla scadenza perché magari le società emittenti potrebbe nel frattempo esser divenute insolvibili. Naturalmente esistono diversi tipi e diverse forme di obbligazione ma in questo momento il nostro interesse è capire bene cosa è il rating, e per fare ciò, ci basta aver compreso bene il concetto di base appena esposto.

Quindi ricapitolando, possiamo concludere che:

  1. non esisterebbe rating se non esistessero le obbligazioni e prima ancora se non esistessero i soggetti economici.
  2. Fatta questa premessa, possiamo passare ad analizzare a fondo questa parola.

Traducendo questo termine inglese nella nostra lingua, si ottiene come risultato la parola “voto/valutazione”. Possiamo infatti definire il Rating come quel processo di valutazione di titoli o di società (pubbliche o private). Questo processo viene svolto da particolari società private. Tra le più importanti annoveriamo: Standard&Poor’s, Moody’s e Fitch Ratings. Il voto espresso su un identico titolo o un’identica società, può variare, essendo tali società tra di loro indipendenti.

In termini più tecnici quindi, il Rating è la valutazione assegnata ad un soggetto economico (Stati, società, ecc…) della loro solvibilità (in linea capitale e interessi) per i debiti contratti. E’ da fare però una distinzione tra Rating di un emissione e Rating dell’emittente.

  1. Il primo si riferisce, in linea più specifica, alla valutazione del rischio che una determinata collocazione di titoli presenta di essere rimborsata a scadenza.
  2. Il secondo invece, si riferisce ad una valutazione generale sulla solvibilità di un determinato soggetto economico.

Tali valutazioni devono essere sottoposte ad una continua revisione in modo da offrire andamenti più aggiornati e veritieri. Naturalmente da tale processo derivano numerosi vantaggi e svantaggi. I vantaggi per gli investitori sono quelli di ricevere un’indicazione dettagliata e professionale ed uno studio accurato sulla situazione economica,patrimoniale e finanziaria delle aziende e quindi sul loro rischio d’insolvenza creditizia.

Ciò ha portato all’avvicinamento nei mercati di quelle persone meno competenti che adesso hanno un “voto” sul quale fare riferimento per la scelta dei loro investimenti. Inoltre, più alto è il voto assegnato ad un determinato titolo e minore sarà il suo tasso di rendimento o meglio l’interesse che sarà corrisposto (essendo in questo caso, in presenza di titoli più “sicuri”). Dall’altra parte il vantaggio per gli emittenti è quello di trovarsi dinanzi ad un mercato più ampio nella propria ricerca di capitali e di conseguenza una maggiore facilità di accesso al credito.

Tra gli svantaggi invece bisogna annoverare le varie forme di conflitto d’interesse che si possono generare da tale attività. Le stesse emittenti delle valutazioni infatti, potrebbero essere invogliate a rappresentare situazioni meno veritiere e corrette in qualità di investitori in altre società (che da loro dovrebbero essere valutate). Inoltre, gli ingenti costi di ricerca, studio e valutazione che portano poi le società in questione ad esprimere il loro “voto” finale sono spesso finanziati da terzi (singoli investitori con molta liquidità, le stesse società che sono oggetto di valutazione, ecc…).

Tali finanziatori infatti potrebbero richiedere a fronte del denaro concesso, “maggiori informazioni”, o anche, offrire “percentuali” sui guadagni futuri ai quali si potrebbe arrivare grazie a tardate comunicazioni o omissioni di informazioni.

Caso Lehman
Lehman Brothers ad esempio, presentava una valutazione AAA ovvero il voto massimo che gli si poteva attribuire.I conflitti d’interesse che possono derivare da tali operazioni sono quindi tanti e dei più svariati.
E’ proprio per questo che in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, spesso si sente accostare le agenzie di Rating a coloro che hanno contribuito all’attuale situazione economica e finanziaria.

Commenti

2 Responsei a “Il Processo di Valutazione dei Titoli: il Rating. Un Bene o Un Male?”

  1. Marco on novembre 17th, 2008 18:24

    La Lehman Brothers era presente su Patti Chiari nella lista delle obbligazioni a basso richio, stranamente in questo momento la lista delle obbligazioni è stato sospesa fino a Gennaio 2009.
    Che sia un momento di meditazione?
    Marco

  2. Le Cartolarizzazioni : Ingegneria Finanziaria | Excellent Investor - Investire in Borsa, Educazione Finanziaria, Trading On Line, Immobili e Software con Excel. on febbraio 16th, 2009 11:50

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